3.7.13

Elogio dell'ozio sessuale o Dell'astinenza come astensione

Se per andar di corpo ogni volta che se ne presenti lo stimolo ci si dovesse ingegnare per compiacere il custode di una pubblica latrina, che fare? Forse considerare la possibilità di limitarsi alle evacuazioni strettamente indispensabili, e nei restanti casi tenersela, insieme con quel fardello, inestimabile quanto gravoso, di dignità e libero arbitrio. Credo stia tutta qui la mia morale sessuale (come ogni costruzione mentale, tanto robusta sul piano teorico quanto fragile, ai limiti dell'ossimoro, nella vita reale); ad ogni modo, di questa dispongo, scevra, per quanto possibile, dei tabù cristiani come dei totem consumistici: forme antitetiche ma ugualmente efficaci d'istigazione al libertinaggio, quell'imperativo copulatorio compulsivo e fine a sé stesso, che da mezzo - procreativo o ricreativo - si è trasformato in fine. Un po' come il lavoro, il denaro, la tecnica, l'idea di un dio... tutti strumenti al servizio dell'umanità, dai quali quest'ultima si è lasciata poi asservire. 
Banale forse... proprio come sa essere, o diventare, il male.

2 commenti:

orazio ha detto...

Un Vilco erotico "cum grano salis",ahah!

Anonimo ha detto...

Che vuoi... "Sono per una sessualità espansa e sudaticcia!"
Tuttavia, cum grano salis torcerei le manopole dei canali a più d'una (stamattina, per esempio, ce l'ho con la Minetti!)

Vilco novello Bianciardi (nel senso del rapporto conflittuale don il "Pirellone")