19.6.13

IL DEMONE DELLE PICCOLE COSE


Onde restare il più possibile indenni dal loro influsso, bisogna avere rispetto degli oggetti, sia quelli che funzionano solo quando sono loro a deciderlo sia, a fortiori, quelli nei quali crediamo di essere stati noi ad inciampare, cozzare, imbatterci fastidiosamente per fretta o distrazione, ma che in realtà sono i veri artefici di tali avvenimenti apparentemente casuali ed irrilevanti; in quanto gli oggetti – tutti gli oggetti – sfruttano al meglio la loro immobilità per trattenerci lì dove noi pretendiamo, arroganti, di soffermarci quanto basti ad usarli. Silenziosi e potenti, discreti e minacciosi, gli oggetti sanno assumere anche sembianze umane: uscieri, portinai, bidelli, impiegati di uffici aperti al pubblico, portantini come infermieri; poi ancora molti anziani, moltissimi insegnanti, e gli altri innumerevoli ammennicoli come loro, tutti i soprammobili semiviventi di questa società dei consumi interpersonali. Naturalmente invidiosi, dal loro punto d’osservazione – posizione angusta ma quanto mai privilegiata – di qualsiasi forma di vita che gli appaia minimamente goduta da chi passa loro accanto, essi tentano istintivamente d’intralciarne il percorso – o almeno ritardarlo, per aiutare vecchiaia e morte a raggiungerli più tempestivamente. Come pavidi omertosi in terra di mafia o spavaldi interventisti in tempo di guerra, questi non lavorano per conto della disgrazia ma le rendono comunque un soddisfacente servizio.

1 commento:

orazio ha detto...

Carino....E vero....