24.12.10
I MIGLIORI GIORNI DELLA NOSTRA VITA
Erano quelli i giorni in cui
ciò che si chiamava amore,
dopo chissà quanto vagare,
forse per caso ci aveva trovato.
Erano i giorni che, ancora vivendo,
ancora nella nostra debole
estraneità alla vita,
avremmo detto i migliori.
Il meglio non da venire,
ma lì, quasi a lasciarsi toccare;
sconosciuto chiamato a dissipare
la familiare rassegnazione
di chi non ama che nel ricordare.
Erano quelli i giorni che
avremmo esitato a vivere
per timore di sciupare.
Come l'abito buono
in giorni di nuovo sole
quelle ragazze pallide,
le nostre madri ignare.
30.11.10
Tra tanti, troppi convinti che basti morire per provare di essere stati vivi, mi tolgo il cappello che ahimè non ho, per un estremo saluto a chi se n'è andato come era arrivato: sulle proprie gambe. Ciao Mario.
Mentre me leggo er solito giornale
spaparacchiato all'ombra d'un pajaro
vedo un porco e je dico: - Addio, majale!
vedo un ciuccio e je dico: - Addio, somaro!
Forse 'ste bestie nun me capiranno,
ma provo armeno la soddisfazzione
de potè di' le cose come stanno
vedo un ciuccio e je dico: - Addio, somaro!
Forse 'ste bestie nun me capiranno,
ma provo armeno la soddisfazzione
de potè di' le cose come stanno
senza paura de finì in priggione.
28.10.10
22.10.10
Proviamo pure a crederci assolti
Ieri, in visita da mia nonna, sono stato prontamente messo a giorno, tra mia nonna medesima e il buon Lamberto Sposini, sulle scabrose vicende di uno zio pugliese un po' troppo affettuoso e di una cugina un po' troppo votata al concetto antico di onore famigliare.
Mentre annuivo meccanicamente a Lamberto e Mafalda, pregustando le 50 mila lire (Eurolandia fatica a imporsi, almeno nominalmente, nel suo tinello) di fine visita, riflettevo pure, en passant, su che formidabile anestetico delle nostre coscienze sia la cronaca nera.
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