11.7.13

TRADIRSI

… era quello un amore;
il primo; e quale e che felicità
n’ebbi…

  
Il solo tributo di fedeltà
che troverei istintivo, necessario
offrire all'amore… la sincerità.
Quell’oblio, resa di ciascun io
nei propri resti da consegnarsi,
svelandosi sino ai canti oscuri
ove tornar sempre a rifugiarsi.

Mai coniugare al futuro, come volontà,
l’istinto di amare
ch’è del tempo presente!
Sarebbe violare il confine ideale
tra amarsi e mentirsi,
illudersi e tradirsi. 


Ad Aldo Carotenuto,
un padre da cui mi sarei lasciato ascoltare
ma forse non giudicare

10.7.13

Perché il verso libero in poesia

Nel progressivo e, temo, irreversibile distacco dei versi dalla musica, ed anche dalla semplice lettura ad alta voce, la sola fisicità che conservano le parole e le idee che esse contengono, rimane la fisicità del segno sulla pagina; per l'unica lettura ormai praticata, che affratella chi scrive a chi legge: la lettura solitaria. Dunque persistenti questioni metriche non diventano che futili virtuosismi barocchi, mentre è la collocazione di ogni tratto scuro tracciato nel bianco – come, suggerirei, voce nel vuoto – che deve dettare la struttura del discorso poetico. Ungaretti questo ce l'aveva spiegato (in parte anche praticandolo), ma alcuni di noi non l'hanno mai capito, mentre altri spesso preferiscono dimenticarlo. Non lamentiamoci, allora, se della poesia non frega quasi più nulla a nessuno, quando noi stessi che la tentiamo, più che farci umili tramiti ci atteggiamo in narcisismi anacronistici!

9.7.13

L'EMANCIPAZIONE NELLA PROSTITUZIONE


Quale libertà, per le donne,

nell'obbedire alla tendenza
di questo seminudismo - tal violenza 
comunemente auspicata, scioltamente sfoggiata -
salvo farsi beni più visibili sul mercato?


Ai doverosi piaceri
del liberismo erotico

8.7.13

Lettera ai direttori dei manicomi

Signori, le leggi e il costume vi conferiscono il diritto di misurare lo spirito, questa sovrana giurisdizione, di per sé spaventevole, la esercitate a vostro criterio: lasciateci ridere. La credulità dei popoli civilizzati, dei sapienti e dei governanti, adorna la psichiatria con indefinibili aureole sovrannaturali, ed i procedimenti della vostra professione vengono accettati a priori. Inutile discutere in questa sede il valore della vostra scienza e la dubbia esistenza delle malattie mentali, tuttavia chiediamo: su cento pretesi casi patologici che scatenano la confusione della materia e dello spirito, su cento classificazioni di cui le più vaghe restano le uniche utilizzabili, quanti i nobili tentativi di penetrare nel mondo cerebrale dei vostri prigionieri? E chi tra voi, per esempio, considera il sogno del demente precoce, con le relative immagini di cui è preda, qualcosa di diverso da un’insalata di parole? Non siamo stupiti di riscontrare la vostra inferiorità di fronte a un compito esclusivamente riservato a pochissimi predestinati, ma ci schieriamo contro la concessione del diritto di compiere ricerche nel regno dello spirito a uomini che, limitati o no, trovano conferma ai loro risultati per mezzo di condanne al carcere a vita. E che carcere! Si sa: i manicomi, lungi dall’essere “case di cura”, sono orribili galere nelle quali i detenuti forniscono una comoda e gratuita manodopera e i servizi sono una regola, e tutto ciò viene da voi tollerato. A dispetto della scienza e della giustizia, il manicomio è simile alla caserma, alla prigione, all’ergastolo. Per non infliggervi la pena delle facili smentite evitiamo di porvi in questa occasione il problema degli internamenti arbitrari, non esitiamo però ad affermare che la maggior parte dei vostri pensionanti, del tutto pazzi in base alle diagnosi ufficiali, sono anch’essi arbitrariamente internati. Non ci è possibile ammettere che si ostacoli il libero sviluppo di un delirio logico e legittimo al pari di ogni altra successione di idee e di azioni umane. La repressione degli impulsi antisociali è per principio chimerica e inaccettabile: tutti gli atti individuali sono antisociali. I pazzi sono le principali vittime della dittatura sociale, in nome dell’individualità tipica dell’uomo, e poiché le leggi non hanno il potere di rinchiudere tutti gli uomini che pensano e agiscono, pretendiamo la liberazione di questi forzati della sensibilità. Sarebbe troppo facile precisare il carattere compiutamente geniale delle manifestazioni di certi pazzi, rivendichiamo semplicemente l’assoluta legittimità della loro concezione della realtà e tutte le conseguenze che ne derivano. Domattina all’ora della visita, quando senza alcun lessico tenterete di comunicare con questi uomini, possiate voi ricordare e riconoscere che nei loro confronti avete una sola superiorità: la forza.  


Antonin Artaud

7.7.13

ATTIMI POLITICI


Domenica di buon'ora,
strada e città indistinguibili,
irrilevanti…

Un consunto uomo corpulento
reso gigante su piedi d'argilla
dalla massa quasi insignificante
di quel suo anonimo animale,
solo interlocutore non verbale,
stretto palpitante tra braccia ormai inutili.

Ed ogni sguardo di passaggio,
rallentato un attimo o meno, tentennando
tra l'imbarazzo per le altrui lacrime
e l'incapacità delle proprie…

Non mi distinsi da loro,
reduce dal seggio elettorale
per un voto che, si chiosò da sponde opposte,
sarebbe stato di cambiamento, o solo di protesta.


A chi eluda la sorveglianza morale
affidata alla vergogna sociale