"Sono sicuro che le cose cambieranno ancora e lo spirito che c'è stato tornerà. Sarà qualcosa di differente, è chiaro: e forse non mi apparterrà nemmeno. Fa lo stesso. Io sto qui e aspetto con ansia di essere spazzato via da una nuova generazione. Una generazione che ha di nuovo fame."
Emidio Clementi
14.9.09
Dei tanti domani vestiti di jeans
13.9.09
Il fascino discreto del nulla
"Hans Magnus Enzensberger mi fa pena quando dice che la televisione trasmette il nulla!"
Caro diario
Appena buttati 4 euri per Videocracy, tesina da notte prima degli esami di un fetente fuoricorso a Scienze della Comunicazione, che in un oplà spunta a Venezia con antipasto misto di polemiche e relativa pubblicità aggratisse - solite questioni di nostrana "guerra preventiva", vedasi infra il Cirello dalle sue colonne.
Se la tv, in particolare a Cologno Monzese, è il nulla, questo compitino scopiazzato e assurdamente pretenzioso (voce fuoricampo e paraculaggine sonora rievocano inquietantemente l'ipertrofico ego autoriale del Carboni di Shooting Silvio) lo restituisce tanto fedelmente da farsi nulla esso stesso. Sequenze graffianti come non se ne vedevano dai tempi del neoscapigliato Carbotti cui supra. Su tutte, l'orfano figlio della lupa Lele Mora e il disinvolto swingin' dick del bel tenebroso Fabrizio Corona che si prepara per l'ufficio.
Beninteso, in Italia l'informazione ha diversi problemucci: certo che se fosse tutta à la Videocracy non sarebbe 'sta gran perdita.
11.9.09
8.9.09
Dite che vi mando io
Il Corriere e Repubblica che aprono sulla dipartita di uno che manco Papi stava più a sentire, la dice lunga (e dura, restando metaforici) sulla fenomenologia nostra. Con buona pace del prof. Eco.
3.9.09
"...poi fumiamo le sigarette
che a casa nostra non ci vedono mamma e papà"
Dente - Vieni a vivere
Poeta vero, che scrive come vive e vive come scrive, lo ricordo in un gelido inverno parmigiano del '97.
Spaurito studentello già dissociato/ghettizzato dall'aridità miliardaria dei promessi principi del foro, il nastro girava L'era del cinghiale bianco
e un limpido cielo padano vegliava sul mio ciondolare nella "piccola Parigi".
Lui si occupava di struggimenti meno autoreferenziali e più spericolati dei miei: recapitava biglietti d'amore e di rivoluzione ("che è amore, pronunciato alla rovescia") su davanzali innevati di saporite quanto indigeste matricole pugliesi, zazzere fluorescenti e poster dei Prodigy.
Lo incrociai una sola volta, mi pare. Davanti ad una moka postprandiale - e postcoitale, stando agli estatici sospironi al di là del muro.
Quasi mi usciva un frollino dal naso quando quel silenzio stranamente non imbarazzante, fu increspato da un suo candido 'Anche tu latte a lunga conversazione?'