13.6.13

DIMENTICATI I NOSTRI CORPI INADEGUATI


Quando l'uomo desidera… 
qualunque corpo
tanto puro ed ignoto
da potersi forgiare
nei bisogni della sua fantasia,
nei desideri delle sue fantasie

Quando davvero desidera…
l'uomo avverte, in quel corpo
che disarmato gli si offra,
la finitudine di ogni possesso,
l'impotenza d'ogni vero desiderio

Amara ironia
del discernere per contrasto…
egli può allora solo intuire
questa crudeltà dei suoi appetiti,
ma per comprenderla dovrà perderli:
perdere ogni desiderio
di quel corpo ancor desiderabile
da tanti dei suoi simili… da lui
così diversi, ormai.

11.6.13

Vite parallele

"Si possono sempre prendere appunti, si può cercare di allineare delle frasi, gli aveva detto Houellebecq parlando della sua carriera di romanziere; ma per lanciarsi nella scrittura di un romanzo bisogna aspettare che tutto ciò divenga compatto, irrefutabile; bisogna attendere l'apparizione di un autentico nucleo di necessità. 
Non è mai l'autore a decidere la scrittura di un libro." 

(da La carta e il territorio)


Infinite sono le ragioni per cui s'inizia a scrivere; mestamente più limitate quelle per cui si finisce. Quante parole io avrei scelto diversamente, omesso, aggiunto, se solo fossi stato un altro, allora, nell'atto di scriverle: un altro simile a quello che sono adesso, ad esempio. Ringrazio che non sia andata così, perché non sarei giunto al termine di niente, all'infuori di un'inutile consunzione fisica e mentale, operata di concerto dall'insicurezza e dal compiacimento.

10.6.13

PERCHE' QUESTI PENSIERI...

Perché questi pensieri? Non è la solitudine.
Non vaghiamo dentro una stazione...


Perché una strada desolata
più dell'estate che la percorre,
sa evocare quelle morti
senza scampo né liberazione
quanto mai la stessa miseria urbana
cristallizzata nell'invernale pallore?

Perché per me
che ancora ho chiavi
di porte che si lasciano aprire,
un dentro, pur di rade pallide mura,
protegge dal solo freddo esterno,
che non l'invade come riesce la calura;
un dentro si ostina ad esser riparo,
serbarsi altro dal fuori e la sua paura...

Solo per me
che, spesso dimentico
del perché, continuo
a salmodiar benedizione,
sfiorando queste mie chiavi
come quelle altrui mani
quando scivolavano già altrove.


Un'estate, l'ennesima,
in cui non finire pazzi
quanto Van Gogh in un caffè

9.6.13

UNA CONTESTAZIONE VIVENTE


Fosse il mio corpo più consunto
o il mio volto più incongruente
di quanto non siano già,
potrei smettere di cercar parole
capaci di maledire per me
questa vostra, mai mia Società.

8.6.13

FUGHE CIECHE


Ormai inadeguati
a porci dinanzi alla morte,
neanche i nostri suicidi
saprebbero più riassumere 
il tragico di una vita.


Per chi è esistito a titolo di cronaca