Ma il coraggio di vivere
quello
ancora non c'è
Lucio Battisti - I giardini di marzo
Quello che non ci piace lo evitiamo o distruggiamo. Quello che ci piace dobbiamo cercarlo, riconoscerlo, costruirlo.
Un esporsi, un darsi che, inevitabilmente e giustamente, fa paura. Paura di avere più da perdere che da trovare.
Una paura non da eliminare - sarebbe impossibile - ma da conoscere e da cui non farsi paralizzare.
E per calare questa eloquente sessione di autoanalisi in qualcosa di concreto, tornerei sull'avvilente pochezza macchiettistica della condizione omosessuale proposta da A Single Man. Facile demolirla spavaldamente, ma poi tocca anche costruire.
Torno così a questa poesia di Umberto Saba, personalmente toccante perché rievoca quella incantata condizione della preadolescenza:
un tempo sospeso tra la morsa meno stringente della dipendenza dal "nido" e l'orizzonte ancora lontano del conformismo spietato della "vita adulta", con il suo perentorio dover essere aderenti al ruolo, sotto il costante ricatto vigliacco della emarginazione, quando non della persecuzione.
Un tempo unico in cui le emozioni erano lasciate semplicemente, meravigliosamente essere; senza l'affannoso, sconfitto farle essere
come ci dicono che dovrebbero.
Non dormo. Vedo una strada, un boschetto,
che sul mio cuore come un’ansia preme;
dove si andava, per star soli e insieme,
io e un altro ragazzetto.
Era la Pasqua; i riti lunghi e strani
dei vecchi. E se non mi volesse bene
pensavo e non venisse più domani?
E domani non venne. Fu un dolore,
uno spasimo verso la sera;
che un’amicizia (seppi poi) non era,
era quello un amore;
il primo; e quale e che felicità
n’ebbi, tra i colli e il mare di Trieste.
Ma perché non dormire, oggi, con queste
storie di, credo, quindici anni fa?
Umberto Saba - Un ricordo
26.3.10
I giardini della vita
25.3.10
O DELLE MIE TURPI INTIMITA'.
Schizzi d'astio sparsi dopo la mia ultima sortita al cinematografo.
Il termine è sia omaggio alle perdute tradizioni che qualche sala (oddio, sala... tinello tutt'al più!) come quella del cinema Asterope francavillese (Ch) continua a difendere: VIETATO INTRODURRE TELEFONINI (ma la vita non è un film, cantava quello...), sia polemica con l'orgia vintage in cui sguazza la pellicola in questione.
Stucchevolmente estetizzante l'ambientazione d'epoca. Chi scrive rammenta la proprietà commutativa faticosamente appresa alle elementari: la Russia con Al-Qaida, Aldous Huxley con Bret Easton Ellis... et voilà! Ma capisco che i cruscotti in radica delle Mercedes come li facevano una volta...
Un film (paroloni!) che rende insopportabile bipartisanamente, da xenofobi come da progressisti, l'universo omosessuale: mai un momento di realtà! Non tracce di tenerezza tra i due, figurarsi di erotismo (sapientemente recuperato nelle natiche implumi di un lunare discipulus): ed in una narrazione fondata sull'uso - iperparaculo, ma va? - del ralenti e del flashback, non mi pare difettuccio trascurabile.
L'incontro con il muso mozzafiato del chico di vita latino (di inconscia memoria postspicegirl, forse): tra una scopiazzatura dei privati Idaho vansantiani e certi irrisolti Edipi almodovariani. Personalmente non sopporto l'originale spagnolo, figuriamoci il suo apprendista garzone ammericano.
Come l'inutile sapienza disturbante di Kids e l'ancor più imbarazzante di Ken Park erano figlie di un fotografo di moda, dunque con una capacità di penetrazione del reale ai livelli di un'inchiesta di Vanity Fair (quelle col timer di lettura sulla tazza, al netto del bidet, per intenderci) così questo Uomo Singolo - e, rimando scontato quanto obbligato, a una (evanescente) dimensione - restituisce dignità ad ogni tentativo di eros non rigorosamente straight, come non se ne vedeva dai tempi dello scatto di orgoglio gaio nel monologo del giornalista, nonché intellettuale (ogni scarrafone...), "diverso" Barbareschi, nell'indimenticato Via Montenapoleone (Vanzina, 1986).
Detto questo, mi chiedo perché riesca a vedere solo il brutto. Forse perché per il bello, come per la vita, ci vuol coraggio: quello di salire su un autobus, ad esempio, invece di aspettare sempre il prossimo.
Da una fermata (soppressa...?)
24.3.10
18.3.10
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Non c'è paradiso
che non sia perduto
Jorge Luis Borges
Occhi verdi. Fondi.
Magnetica di carne e anima: come fissare una strega nel fuoco.
Tre volte in quasi 9 minuti che si incrociavano, andata e ritorno.
Stava per riaprire il Ferroni sulle cazzate cabalistiche di quel frocetto di Petrarca, quando capì che ora o mai più.
Ok, iperventila.
Grosso sul dischetto.
Ispezione alle narici (pure fuori, stavolta!)
Briefing autoricattatorio sui treni non presi: morto all'ospizio morto all'ospizio morto all'osp...
- Scusa se ti disturbo!
- Dimmi.
- ...ci sei su Facebook?
12.3.10
L'Italia che non si spaventa
"Meglio a voi che a me."
Full Metal Jacket
Quando ero bambino, se domani non si andava a scuola era di solito una gioia.
Non immaginerò mai cosa significhi non andarci perché si va via per sempre.
Provo a immaginare, invece, come sarebbe andarsene per sempre perché non si ha un lavoro regolare, o non regolarizzato.
Italia: abitanti...