31.5.07

Ma perchè come bidello non ci sta Simon Le Bon?


Crisi in casa Sacchi:
Il piccolo Bruno fuma.
(Come dire, "figlio fuma...")

- Aò, ma nun ce diventerà tossicoripetente?

- Ma che c'entra, mica so' spinotti!











Certo, a vederlo adesso, emaciato e triste come un Costanzo post cura De Filippi
(non che prima il teatro Parioli in Roma mi allietasse le giornate, a dire il vero),
triste valletto della bambolina di porcellana Dalla Chiesa (m'hanno pure tolto lo scettro batticarne al buon Santi)
nell'aula di tribunale più urlante d'Italia...
Quel Forùm (pronunciato proprio così, un po' Oxford un po' Posillipo) che scandisce le giornate della mia nonetta...


Ma Bruno vogliamo ricordarcelo eroe di noi (eterni) bambini,
bel paciarott' vagamente montelliano (vedi il "figlio fuma"...) che, come noto, sembra un po' Cabrini...



30.5.07

Giù le mani dalla Democrazia!


Michael Moore, fuori concorso all'ultimo festival di Cannes con il suo Sicko - documentario sul sistema sanitario statunitense - risulta sotto inchiesta da parte delle autorita' federali statunitensi per sospetta contravvenzione dell'embargo su Cuba, che vieta ai cittadini statunitensi di instaurare rapporti commerciali con l'isola senza preventiva autorizzazione.

A riferirlo è la Associated Press, entrata in possesso della lettera informativa che il Dipartimento del Tesoro avrebbe inviato al regista.

Moore lo scorso marzo sarebbe infatti salpato da Miami approdando di fronte a Guantanamo, insieme a 10 volontari di Ground Zero, ammalatisi durante i soccorsi e che non potevano permettersi le cure a pagamento in patria.
All'ospedale della base americana
(dove, secondo fonti ufficiali, la somministrazione di farmaci ai prigionieri è gratuita) sono stati respinti ma presso un ospedale pubblico cubano pare abbiano ottenuto, gratuitamente, le cure necessarie.

Fin qui, niente di nuovo. Ci voleva il Pulitzer
Pierluigi Battista, vicedirettore del Corriere della Sera
- già vice del Gatto Giuliano in quel di Panorama -.

In un sagace articolo del 21 maggio sull'accoglienza riservata al cineasta americano sulla Croisette, leggiamo:
«Michael Moore ha tutte le ragioni nel rivendicare la libertà di dire la sua.
La piena, totale, incondizionata libertà di dire tutte le sciocchezze di cui è eventualmente capace e che, malgrado la loro enormità, gli consentiranno di diventare l'eroe del coraggio conculcato e il fiero smascheratore delle bugie del potere.
E dunque c'è solo da sperare che nessuno tocchi Michael Moore e che Bush receda dall'improvvida scelta di incriminare il regista reo di aver infranto la legge americana con il suo viaggio a Cuba per girare «Sicko», il docu-film presentato a Cannes con il solito contorno di applausi e ovazioni. Perché impedire a un artista eccelso di recarsi a Cuba per adulare il dittatore dell' Avana? Non è Michael Moore solo l' ultimo dei pellegrini politici mirabilmente descritti da Paul Hollander, quegli intellettuali devoti (poeti, scrittori, registi, giornalisti) che si recavano in processione in qualche paradiso del socialismo reale per tornarne commossi e incantati, e sempre più agguerriti nella denuncia delle malefatte capitalistiche? E infatti a Cannes sono caduti in deliquio per il regista che, dopo Fahrenheit 9/11, nel suo nuovo film accusa
l'America criminale di non aver tutelato la salute dei soccorritori di Ground Zero.
E che immagina di portare quei disgraziati a Guantanamo per usufruire della stessa assistenza gratuita dei detenuti di Al Qaeda, anche se lo sforzo sarà vano. E che dunque trasferisce i poveri malati nella Cuba di Castro, dove un magnifico servizio sanitario, sorretto dalla dedizione di magnifici medici, coadiuvato dall' impegno di un magnifico personale infermieristico, provvidenzialmente sotto la guida di un magnifico Partito (unico), provvederà alle cure delle vittime dell' arroganza yankee.
Perché a Cuba i malati vengono curati, mentre negli Stati Uniti ricchi e terribili se non hai i soldi sei abbandonato a te stesso. Perché la Cuba di Castro è molto, ma molto meglio della Cuba di Guantanamo in mano agli americani. Straordinaria alterazione del principio di realtà, poetico fantasticare attorno al nulla e alla menzogna. Perché è reale che il sistema sanitario degli Stati Uniti soffre di spaventose iniquità, ma che la Cuba del dispotismo castrista sia il luogo della cura e della civiltà, dell' altruismo e del disinteressato sacrificio di sé, questa è una pura invenzione, come testimoniano tutte, ma proprio tutte le organizzazioni umanitarie che denunciano lo stato miserevole dei diritti umani sotto il regime dell' Avana, la soppressione di ogni più elementare libertà, la caccia al dollaro che ha fatto di Cuba un bordello ancor più funzionante di quelli che sfolgoravano nel regno di Fulgencio Batista.
Sicko
di Moore appare perciò la rappresentazione artisticamente compiuta di quella tirannia della penitenza di cui ha scritto Pascal Bruckner a proposito delle società occidentali, un accecante odio di sé che smarrisce ogni misura nella denuncia delle nostre malefatte e cancella fino ad azzerarle quelle, ben altrimenti mostruose, di chi si erge a paladino dell'anti-Occidente, o dell'anti-America (che è più o meno la stessa cosa).
Moore riceverà applausi e osanna, molti tesseranno elogi per la temerarietà visionaria della sua poetica, l'azione giudiziaria promossa dal governo americano illuminerà sul capo del grande regista l'aureola della santità e del martirio. I cubani non ignari del fatto che di funzionante a Cuba si segnala non tanto il sistema sanitario, ma quello carcerario,
assisteranno increduli all'apoteosi hollywoodiana di un regime oppressivo e asfissiante.
Complimenti a Michael Moore, genio della comunicazione. E della mistificazione».

Come al solito, vorrei limitarmi a segnalare le mie personali disfunzioni biliari post lettura, lasciandovi poi trarre le conclusioni che credete.

Mi sembra però opportuno integrare certa vaghezza del Pulitzer cui supra nell'argomentare la mistificazione anti-America, o anti-Occidente (che, pare, siano la stessa cosa..) di quel comunista filo-talebano di Michael Moore.


Il 19 settembre 2005 è stato formato a Cuba un corpo medico specializzato in catastrofi naturali in occasione dell'uragano Katrina. Agli Stati Uniti, che hanno rifiutato l’offerta, era stato proposto l’invio di più di 1000 medici per le cure necessarie alla popolazione di New Orleans. Medici cubani erano stati già inviati in precedenza in Perù nel 1970, in Venezuela nel 1999, in Sri Lanka e Indonesia nel 2004 e in Guatemala nel 2005 in occasione di catastrofi naturali. Dal 2004 è attiva l’Operazione Milagro per la quale sono stati operati gratuitamente e hanno recuperato la vista circa 400 mila pazienti in 28 stati. Nel 2005 si è tenuto un incontro mondiale presso l’Istituto di Medicina Tropicale Pedro Kouri nel Polo Scientifico dell’Ovest dell’Avana, patrocinato dal Governo della Svizzera e dall’OMS a cui hanno partecipato in un corso della durata di 11 giorni importanti figure della ricerca medica specializzata di 5 paesi industrializzati e del personale delle Nazioni Unite. Il governo cubano ha preparato come medici più di 10.000 giovani di tutto il mondo, compresi statunitensi, di umili origini, accogliendoli gratuitamente presso l’Università Latino-americana di Medicina. E’ stato offerto loro il materiale, il vitto, l’alloggio nonché un buono di 100 pesos per le spese.
Nel 2006 il Programma Mondiale Alimentare (PMA) delle Nazioni Unite ha decretato Cuba l’unico paese del continente americano (compresi gli USA) libero dalla denutrizione, ma soprattutto libero dalla denutrizione infantile.


Venendo invece all’assistenza sanitaria negli Stati Uniti
, si potrebbe ricordare la vicenda di Wayne Schenk, ammalatosi di cancro ai polmoni che non ha potuto curarsi in quanto la sua assicurazione da veterano dei marines (era stato in Libano) prevedeva solo le cure base e un ciclo di chemioterapia. Secondo i medici, un ulteriore anno di vita sarebbe costato 125 mila dollari subito e 250 mila per un successivo ciclo di chemioterapia. Wayne vinse poi alla lotteria un milione di dollari, ma essendo il premio rateizzato (34 mila dollari ogni anno), dopo tre mesi è morto.
Ancora. A Washington DC un bambino di 12 anni, Deamonte Driver
è morto perché la madre non aveva i soldi per farlo visitare. Il programma sanitario statunitense per i più poveri, il Medicaid, essendo appunto destinato ai più poveri, funziona poco e male e così la banale infezione del bambino, dal dente si è estesa al cervello. Merrill Goozner, noto farmacologo e giornalista, scrisse su The Guardian:
«La morte di Deamonte Driver è una testimonianza della bancarotta morale di chi si sforza di difendere un sistema sanitario assicurativo che sta collassando su se stesso. I programmi di assistenza sanitaria pubblica pagano cifre irrisorie, col risultato che medici e dentisti non vogliono aderire e la qualità dell’assistenza sanitaria ai poveri precipita a livelli da Terzo Mondo. Occorre riformare profondamente l’intero sistema.
Se Deamonte ci ha insegnato qualcosa, è da dove cominciare a cambiare le cose
».

Negli Stati Uniti ci sono circa 45 milioni di persone senza assistenza sanitaria
ed un rapporto del Census nel 2004 rileva che di questi più di 8 milioni sono bambini.
Perdendo il posto di lavoro, si perde anche l’assicurazione medica e quindi l’assistenza sanitaria, con riguardo a tutta la famiglia.

God Bless America.

27.5.07

Genova per noi...


Emessa sentenza di condanna dello Stato al risarcimento di Marina Spaccini, 50 anni, pediatra triestina, per il pestaggio subito da parte della Polizia in via Assarotti a Genova, nel pomeriggio del 20 luglio 2001, durante il G8.

Massimo Calandri, in perfetta solitudine, ne dà notizia il 29 aprile sull'edizione genovese de La Repubblica.
Significativo il silenzio intorno alla notizia di questa sentenza che, al di là dei risarcimenti, sembra corroborare la tesi secondo la quale a Genova vi fu un disegno criminale selettivo da parte di apparati dello Stato.

Il giudice istruttore, Angela Latella, della seconda sezione del tribunale civile di Genova, ha infatti aggiunto che durante il G8, almeno il 20 luglio in piazza Manin, la polizia avrebbe picchiato, senza motivo, persone inermi come i militanti dell'associazione pacifista Rete Lilliput.
La Spaccini: "Ora spero se ne parli".

26.5.07

Gusctosa, dev'esse 'na marca nova...Fantasctic!


Non è reato coltivare nel giardino di casa qualche piantina di marijuana perché ciò equivale alla detenzione per uso personale. E' quanto ha affermato la VI Sezione Penale della Corte di Cassazione che, con la sentenza 17983 del 10 maggio ha annullato la decisione della Corte di Appello di Roma (confermativa di quella del tribunale locale) che aveva condannato un giovane per aver coltivato nel proprio fondo cinque piante di marijuana. La formula assolutoria usata dai giudici di legittimità è "perché il fatto non sussiste". Queste linea interpretativa era stata inaugurata sempre dalla VI Sezione penale della Suprema Corte nel 1994, quando "si ebbe a distinguere la coltivazione in senso tecnico, un procedimento che presuppone la disponibilità di un terreno e di una serie di attività dei destinatari delle norme sulla coltivazione (preparazione del terreno, semina, governo dello sviluppo delle piante, ubicazione di locali destinati alla custodia del prodotto)", dalla detenzione per uso personale.
Quindi, ha precisato il collegio, tale decisione ebbe il merito "di tracciare un margine ineludibile tra detenzione e coltivazione in senso tecnico, non potendo ricomprendersi in tale ultima nozione, giuridicamente definita, la cosiddetta coltivazione domestica".
Insomma di volta in volta il giudice dovrà valutare se una coltivazione per le sue caratteristiche e per la sua estensione rientra nel concetto di piantagione illecita oppure se non possa definirsi tale. La Suprema Corte ha annullato la condanna del giovane romano senza rinvio mettendo la parola fine alla vicenda.

Si intravede dunque una speranza, se i magistrati sapranno/vorranno avvalersi di quel famoso cum grano salis, di potersi fare i cazzi propri senza ansie da latitanti di camorra, nonchè di privare proprio quei galantuomini di una fettina di torta.
Resterebbe la questione della provenienza delle sementi, ma un passo di civiltà il Bel Paese stavolta potrebbe davvero farlo.

25.5.07

Go Go Asia!


Alzi la mano ( ho detto la mano..) chi non ha mai vagheggiato di spennare quelle ali spiegate impertinenti
sul nervoso bacino della dark lady de noantri.

Personalmente, ricordo non senza commozione le acerbe pugnalate che mi regalò, in lontane stagioni ginnasiali, la visione de "Le amiche del cuore" di e con Michele Placido, nel ruolo di un ruvido padre folle d'incestuoso amore.
Frase stracult, rivolta ad uno spaurito neofidanzatino della cerbiatta Asia: "Neanche me lo ricordo quand'è che c'ho fatto l'amore per la prima volta, con mia figlia."

Da un padre putativo all'altro, per l'ultima provocazione dello splendido cinquantenne Abel Ferrara.
In un cast di prim'ordine - Willem Dafoe ha recentemente ammesso una certa soggezione nel recitare al fianco di siffatte pire di fuoco sacro quali il bel Riccardo da Andria e, appunto, la donna dalla voce più vellutata dei Parioli - la timida Asia
in «Go Go Tales» si misura con il ruolo di spogliarellista.
E, incalzata sui fotogrammi bollenti in questione, sbuffa birichina:
«Ma quale scandalo! È stato un vero bacio di trasporto amoroso tra me il rottweiler. Perché io, che ho paura dei cani sin da bambina, malgrado il difficile inizio della relazione col mio accompagnatore a quattro zampe, che mi tirava da una parte all'altra come un tirannico amante, ho imparato a volergli bene.
Il bacio è diventato il suggello della nostra complicità».

Mai come in questi casi, il silenzio è d'oro.