16.7.13

DIVERGENZA D’AMOROSI SENSI

“In tutti i sensi come l’amore
in tutti i sensi. Per di più le ore sono passate
solo le ore. Avevano una lama affilatissima
che mi ha ferito le guance a sangue”



Son giunto, inconsciamente già da tempo, alla conclusione che innamorarsi di qualcuno – si tratti di erotismo latu sensu, di maschia o tenera amicizia, come pure di platonica fascinazione intellettuale – non implica necessariamente riuscire a voler bene. Certo, forse ormai in ben pochi di noi è compiutamente possibile il bene (nell’accezione non prettamente egoistica, ovverosia volere il bene) e, pertanto, essere in grado di darlo e di farlo, quel bene; ma io non cerco più nel prossimo degli alibi per incapacità e fallimenti personali: non ho infatti difficoltà ad ammettere che, così come sono stato – e ancora rimango, credo – capace di innamorarmi di una donna, un amico, un autore, parimenti potrei non sapermi spendere ed operare per il bene altrui (mediante azioni così come omissioni, rimanendo nel lessico biblico). Ed un’omissione cui sono stato più volte chiamato – certo, non sempre rivelandomi all’altezza – è il non pretendere la corresponsione di quei miei moti dell’animo rivolti a qualcuno che non voglia né possa ricambiare negli stessi termini (del resto, come si potrebbe voler provare un sentimento che rimanga comunque autentico e non mera autosuggestione, per una recita anche esteriore?). Perciò, in tali casi di aspettative erroneamente riposte, l’unica forma di amore che non leda la propria dignità né l’altrui libertà, credo sia quella che sappia capire quando farsi da parte per esprimersi, oltre che nell'agra consolazione del ricordo, nell’augurio che quel qualcuno possa vivere una esistenza quanto più simile a quella desiderata, ove seguire i propri personali richiami del cuore, gli unici cui ognuno sia chiamato a rimaner fedele.    

15.7.13

Alla scuola della poesia

La poesia moderna non canta più... striscia.
Però ha il privilegio della distinzione... 
non frequenta le parole malfamate, anzi le ignora.
Si prendono le parole con le pinze: a "mestruale" si preferisce "periodico", 
e si pretende che i termini medici non debbano uscire dai trattati di medicina.
Lo snobismo scolastico che consiste nel non usare in poesia che certe parole ben definite, 
a privarla di certe altre, che siano tecniche, mediche, popolari o dialettali, 
mi fa pensare al prestigio del baciamano e delle vaschette lavadita.
Non sono le vaschette lavadita a rendere le mani pulite 
né il baciamano a creare la tenerezza.
Non è la parola che fa la poesia, è la poesia che illustra la parola.
Gli scrivani che usano le dita per sapere se tornano i conti dei piedi
non sono dei poeti: sono dei dattilografi.
Oggigiorno il poeta deve appartenere ad una casta, 
ad un partito o al bel mondo.

Il poeta che non si sottomette è un uomo mutilato.
La poesia è un clamore e dev'essere ascoltata come la musica...
La poesia destinata ad essere soltanto letta e rinchiusa in veste tipografica 
non è ultimata. Il senso vero e proprio le viene dato dalla corda vocale 
così come al violino viene dato dall'archetto.
Il riunirsi in mandrie è un segno dei tempi. Del nostro tempo.
Gli uomini che pensano in circolo hanno le idee curve.
Le società letterarie sono ancora la Società.
Il pensiero messo in comune è un pensiero comune.
Mozart è morto solo, accompagnato alla fossa comune 
da un cane e da dei fantasmi.
Renoir aveva le dita rovinate dai reumatismi.
Ravel aveva un tumore che gli risucchiò di colpo tutta la musica.
Beethoven era sordo.
Si dovette fare la questua per seppellire Bela Bartok.
Rutebeuf aveva fame.
Villon rubava per mangiare.
Tutti se ne fregano!
L'Arte non è un ufficio di antropometria. La Luce si accende solo sulle tombe.
Noi viviamo in un'epoca epica ma non abbiamo più niente di epico.
Si vende la musica come il sapone da barba. 
La stessa disperazione si vende, non resta che trovare la formula giusta.
Tutto è pronto: i capitali, la pubblicità, i clienti!
Chi dunque inventerà la disperazione?
Con i nostri aerei che fregano il sole.
Con i nostri magnetofoni che si ricordano delle "voci ormai spente", 
con le nostre anime ormeggiate in mezzo alle strade, 
noi siamo sull'orlo del vuoto, confezionati come carne in scatola, 
a veder passare le rivoluzioni!
Non dimenticate che l'ingombrante della Morale 
è che si tratta sempre della Morale degli Altri.
I canti più belli sono quelli di rivendicazione...
I versi devono fare l'amore nella testa dei popoli. 
Alla scuola della poesia non si impara: CI SI BATTE!!!


Leo Ferré

14.7.13

TUTTI I MIEI DOMANI PER UN SOLO IERI


Così straziante
quello scorrere palpabile
del tempo di gioia,
vissuta come attesa,
che a noi tutti è concessa…
Forse perché v’intuiamo
già il tormento del suo rimpianto,
la caduta infinita nel futuro vuoto.


13.7.13

Perché poi vince B.

Faccio capolino con una frivola variazione sul tema del neobarbuto Dario (e, per estensione, del consociativismo sinistroide tutto): come sarà poi andata la tornata elettorale per la sua saporita metà, quell'avvenente militante (per ora) locale, con tanto zelo caldeggiata dal maturo compagno a botte di messaggini ex post imbarazzanti? Che volete, sono piccole curiosità da popolino, morbosità - spero veniali - da disoccupati qualunque, contribuenti affezionati, cittadini normali...

12.7.13

MANI REALI


Entro mura senza data di uscita
ogni sigaretta ha un valore diverso,
sapore ignoto a quelle sempre bruciate
cui ancora continueresti ad appigliarti fuori.
Perché in manicomio non hai che le tue mani...
cosa tua sola, reale, che non ti faccia così male.


Ad Alda Merini, Dino Campana,
ogni poeta ucciso o carcerato