25.5.12

Anche i commercialisti hanno un'anima

"Lei è un galoppino mandato qui dal droghiere a incassare i sospesi."


Anche i commercialisti hanno un'anima? Di certo hanno un alibi.
Per dirla con il prof. Carlo di Torrealta, 'Io non sono un matematico, per carità!' Però 'sta storia del nuovo et sobrio esecutivo tecnocratico con il suo ritornello dei Mercati Onnipotenti opposto ad ogni timido capolino osato dall'economia reale – quella, per intenderci, dei sempre meno dissimulabili neomorti di fame – che osi turbare il loro iniziatico confabulio professorale... ecco, mi ricorda un po' il fantozziano ortopedico, al secolo Camillo Milli, supplente del ginecologo titolare (con un'altissima, rammentiamo, percentuale di "eventi infausti")...
- ...Intanto si prenoti un letto.
- E quanto ci vuole?
- Se tutto va bene... due anni.
- Ma per una gravidanza ci vogliono solo nove mesi!
- Ah sì?
- Ma scusi, lei non lo sa?!
- Ma gliel'ho detto che sono ortopedico!

Quanto poi a quel Mario lì, il Presidente Sobrio, ma lasciatemelo stare! Non glielo date, l'alcool! Tutti lì a strattonarlo per il Loden, questo compassato ragioniere - pardon, commercialista - bocconiano... Del resto, tra i tanti coglibili 'fior da fiore' che dovevano far tornare matematica (ed economia) non un'opinione, chi meglio del titolare d'una chioma dall'aplomb così lungi da quello del predecessore, per restituirci la "credibilità" mortificata dai complici risolini franco-tedeschi? Chi, di grazia, più opportunamente ex machina di questo friedmaniano di ferro dal guanto in velluto - d'artigianato rigorosamente locale? Egli che, piazzato davanti ad un neobarbuto (onde capitalizzare tempo mattutino) Marchionne catechizzante vergini greggi di sfruttandi serbi, si spertica barocco in ridefinizioni prêt-à-porter di un ineducato "delocalizzazioni" tosto reso "internazionalizzazioni attive" - non perniciose, tranquillizza, dal canto operaio (a non sottilizzare i 300 euro mensili serbi e gli ormai zero italiani). E' lì che ho creduto di intravedere, al contempo, il drugo Alex sotto cura Ludovico e l'ancor stachanovista Lulù Massa: 'Adesso va a finire che il cottimo l'ho inventato io!' 
Ed infine, se - apprendo da fonti sicure - dal laboratorio culturale del nètuorc sociale professa per il professore un amore disinibito finanche l'unica mia conoscenza scolastica ormai "robustamente" inserita nell''Europa che lavora', lungi dall''Europa che chiacchera' tra lagnosi borbonismi... sempre più mi vado persuadendo che non venda sogni, quest'uomo, ma solide realtà. Ordunque, qui si (ri)fa l'Europa o si muore... di fame. E allora lasciatemelo lavorare! Non rifacciamo come con quell'altro, continuamente interrotto per qualche puttana! Pardon, nipote...

24.5.12

IGIENE EROTICA

Ridotta imbelle, sterile, igienica... una unità di produzione.”


Dalla nascita consegnati
a sterili vasche stagne
forgiate dai contributi sociali
di famiglia, scuola, media
- i soliti solerti gendarmi statali.
Comparti, senza tema di dispersione,
da colmarsi
d'ogni futura lacrima, seme, umore:
unica informe materia inquietante
ove qualcuno, ancora, sembra intuire
un qualche residuo d'umano pulsare.


23.5.12

IL MIO SUDAFRICA

"Che annega nel mare urbano di donne indifferenti e un po' qualunque"


Avrei voluto esser fotografo,
un mattino, in cui tra gioventù perdute
sciamanti verso la scuola
un'adolescente non sgraziata
quanto la sua desiderabilità
così vanamente invocata,
nella distrazione o fastidio
dedicati ad un muro o un randagio
lasciava sfiorare dalla sua borsa firmata
- passaggio di testimone
d'ogni suo materno amore -
la nuda pelle di un giovane africano:
incorrotta dignitosa bellezza
di chi lontano dagli specchi,
dalla madre e i suoi occhi,
l'ha vista fiorire
come unica ereditaria ricchezza
da provare a custodire.
Un giovane uomo
dagli occhi di bambino
lasciati lontano, come tutti gli esuli
della sua negra terra,
per l'immota attesa di un bus
verso il cantiere, la piantagione, la riviera,
o quale altra quotidiana vita di miseria.
Avrei voluto, un mattino,
che dalla sua inesistenza
per quella futura donna qualunque
nell'intero mio Paese
mai ancora giunto al dunque,
tutti ci disperdesse il fiorire
di un'inimmaginata,
non più tradita Resistenza:
nella violenza della mitezza
che di ogni Sudafrica del mondo
è incorrotto mattino di bellezza. 


22.5.12

BRACCIA BUCATE

"Il mio modo vigliacco di restare sperando che ci sia quello che non c'è"


Ho speso i miei vent'anni
a bucarmi le braccia
senza mai capire
quel senso di dovere
- se non nell'illusione
che esistesse ancora un dolore
rimesso al solo mio volere.

Fuor di me, come sangue
li ho lasciati scivolare:
senza mai trovarmi
dinanzi il Ginsberg dove specchiare
l'epilettico individualismo
della mia pelle incenerita
contro la nebbia di tabacco narcotico
del Capitalismo.

Ho attraversato la giovinezza,
tutta quella concessami nella vita,
coprendo di me ogni cosa
rimasta nuda nell'altrui scherno,
giudizio, censura più impietosa.

Per investire i miei trent'anni
nel ritenere ciò che ho inteso:
la sola intima, insopprimibile protesta
è non lasciar svilire
ogni propria libertà ideale
sino alla compita obbedienza
di un concetto sempre più vago
come la sua impotenza.

Sino ad una tregua di gustose
finché fugaci e nervose
boccate catramose
quanto i luoghi d'aria
nelle nostre ore mai inoperose.

Da lasciar quasi anelare
sorti di diversa elemosina
sulle medesime strade:
ad aprirsi altri buchi
oltre i quali incontrare
una morte non più fatale
di questa prigioniera
sopravvivenza sociale.


21.5.12

QUEGLI ANTIPATICI ANTIPARTITICI


Sosteneva Carlo Marx che l'inaccettabile violenza insita nel liberismo di scuola classica risiedesse, prima ancora che nei suoi disegni, nella spietata arbitrarietà con cui si poneva quale unico sistema economico possibile: ne rappresentano inconfutabili prove, le macerie mondiali tra le quali ci ritroviamo a vagare. E' questa forma mentis che scimmiottano, miseramente inconsapevoli, i partiti tradizionalmente insediati in tutte le stanze e palazzi istituzionali, per i quali l'unica politica legittima è quella esprimibile attraverso i partiti - possibilmente i loro - nel “gioco democratico” strutturato alla maniera in cui essi hanno sempre giocato e si ostinano avidamente a perpetrare. Quanto posto al di fuori di ciò mai si vedrà riconosciuta dignità di soggetto politico, ma solo la vetusta vaghezza con cui, tra dissimulati paternalismi ed aperti isterismi, “quando non si comprendono le cose si costruiscono scaffali”, etichettandoli come qualunquismo, populismo, dilettantismo: disinvoltamente ex cathedra, come si conviene a simili professionisti dell'antismo.
Persuaso che di determinati bigini scopiazzati di teoria economico-politica possa fare bellamente a meno chi sinceramente si accinga a costruire anziché restaurare, come i soliti politici, o abbattere, come i soliti tecnocrati, auguro, di testa prima che di cuore, ai vincitori davvero nuovi di queste ultime elezioni - nuovi poiché non riassumibili, ed esauribili, in quattro nuove facce e nomi - di non cedere alla tentazione di restar vecchi o divenirlo anzitempo.
Circa la futura strada a percorrersi da questi “grillini” brillantemente eufemizzati dall'osservatorio sornione di ogni politologo di professione, potrebbe avere valore d'indizio intuire quanta nostalgia sopravviva in loro per il perduto benessere e quanta passione nasca invece per la “fertile utopia” di una società meno iniquamente schifosa se non addirittura migliore: ciò potrebbe dirla lunga sulla vocazione – che chi scrive si augura sincera – ad un fare politico fieramente antipolitico, se la politica continuasse ad intendersi alla maniera di quei grigi, argentati galantuomini lì.
Mutatis mutandis, nel mondo dei grandi, quanto serpeggia nelle manifestazioni studentesche: tutti urlanti all'indirizzo del voto oggi e del posto domani, o qualcuno ancora rivolto all'acculturazione come pietra d'angolo della propria umana formazione?