5.1.12

ITALIA ANNO ZERO

"Tu davi da bere a tutti i cani di piazza Verdi"

Dicono che Bologna sia morta.
Ma per chi mai 
l'abbia vista viva,
ancora può essere vitale.


Al mio caro amico Orlo,
'last but not least' fratello adottivo 
dell'immortale Emilia paranoica.

Ad Enri,
perché ci sarà il sole
e quel silenzio di cui abbiamo bisogno
per ritrovarci sotto i portici.


4.1.12

INGANNO D'UN SILENZIO

Quanto ti ho dato 
non è che la resa 
del mio io disarmato.

Come una nuda novizia
alla sua veste consegnato.

Ciò che ne ho avuto,
il tradimento peggiore d'ogni sincerità:
prima dell'incomprensione, 
l'indifferenza.

3.1.12

VATI INCENSATI

"Anche i miei libri moriranno, naturalmente, ma almeno avranno vissuto."


Questo mio verso 
che avrebbe scoperto fiera 
una timorata madre,
sorpreso indulgente 
uno schivo padre.
Quando le sue parole 
tedieranno un insegnante,
illividiranno un critico,
o tormenteranno uno studente...
Allora, noi saremo morti.
E moriremo, ancora.

2.1.12

PIU' BELLA DELLA VITA E' STATA LA MIA POESIA

Ho da poco passato i trent'anni.
Sono passato attraverso quei pochi, lunghi anni 
in cui il mondo come lo conoscevamo,
quel mondo che ci ha preso ed adottato 
si oppone con minor inflessibilità
alla nostra ricerca del piacere,
così come alla ricerca che di alcuni, pochi di noi
compie la felicità.

Simile ad un genitore 
reso più indulgente di quanto non vorrebbe
dalla tenera età dei suoi figli, dalla loro commovente vitalità,
quel mondo ci ha guardato giocare tenendosi paziente in disparte,
in quegli anni così colmi di giorni 
da consumarsi lenti, senza che lo potessimo sospettare
se non nel sentore d'uno scoppio di vita in petto 
che ancora non era dolore.

Sono passato oltre, e quanto potevo ho afferrato del piacere:
la felicità, se avesse dovuto, 
mi avrebbe ormai cercato, preso, difeso.
Ma ora non c'è più tempo per ostinarsi nell'attesa,
tempo per la stupidità 
di chiedersi la nostra vita che sarà.
Per rispondersi basterebbe voltarsi,
là dove è stata, nel volto che ella ha avuto.

La felicità, so che fugace tornerà
a ricordarmi, instancabile, la sua esistenza
per brevi attimi in cui respirare 
ciò che nel petto è ormai dolore,
in cui ridere senza tossire, abbracciarsi senza tremare.
Ma guai, guai a illudersi! Fatale a quest'età è sperare,
fatale perché di ciò che resta 
dovremmo fatalmente chiederci che cosa fare,
ora che non siamo più vite da eleggere, fortuna o disgrazia da dispensare,
ma sta ancora a noi scegliere, delle nostre vite cosa lasciare.

1.1.12

LA CRUDELTA' DI UN DIRITTO

"Se fossi stato al vostro posto... ma al vostro posto non ci so stare."


Come si spiega l'Olocausto?
Come si ricorda il Ventennio?
Come si cerca tutta la vita sversata 
nelle foci del Rio de la Plata?

Con l'uomo. 
Che dalla parte di morti, 
dalla parte di fame,
naturalmente non ci sa stare.

Con il ragazzo. 
Che alla sua prima assemblea ginnasiale, 
voce fiera ed occhi incerti, 
si dichiara di estrema destra 
come unica lezione politica 
che, interrogato, riesca a rammentare:
come negata appartenenza 
a quella linda giovinezza di buona borghesia
che, troppo vicina per la sua rassegnazione,
ha dovuto solo contemplare.