5.12.11

IL BASTONE DEL PADRONE
  
Abito in una vecchia casa infestata 
d'untuosi fuoricorso fetidi come squittii di roditori.
Abito in quella casa ma mi ripeto di non esserci:
perché ho bisogno, per restarci, di pensarmi altrove
perché, filosoficamente, il mio non potrebbe dirsi essere.
Né per il mio padrone di casa, che pago sempre al nero
né per il mio padrone di lavoro, che quando può al nero mi paga:
io non esisto per loro, non devo esistere nell’unico mondo possibile,
il mondo del lavoro. Se un giorno per disgrazia salterò in aria 
o volerò al suolo, per un giorno esisterà il mio nome.
Ed ormai mi inquieta più questa vecchia caldaia
ronzante come le mosche estive in cucina
che quegli orchi di metallo ghiotti di falangi nell’officina.
Questa mattina, chiedendomi ancora se lavarmi e perché,
fissavo il rigagnolo tiepido del rubinetto dove
il tisico impianto non arrivava più a pompare con quel vecchio ardore.
Quel timido ma insistente filo trasparente
mi fece pensare all’anziano pene convesso del padrone:
stremato finanche nell’amor proprio,
piegato ma ancora, fino in fondo, arrogante.

4.12.11

ECO DI FOGLIE

“Quando mamma mi spiegava le cose, io le capivo sempre.”


Avrai ancora pensato
a quell'albero della tua casa...
Al buio del suo ventre cavo
- avevamo anche noi un cuore, troppo giovane
per poterne incidere la carne -
dove gettavamo dita incredule di mani esitanti
tra le parole che sapevamo solo scriverci,
sussurrarci forte perché distanti.

Quell'albero caduto, quel giorno, mozzato:
abbattuto come un uomo da un soldato...
Ed io, di vergogna come speranza ormai spogliato,
le nostre ultime parole ho pregato.
Che insieme alle sue foglie
siano volate lontano da questo immoto marcire,
come te, quel giorno, prima di morire.

3.12.11

MI DICHIARO PRIGIONIERO POETICO

A chi ancora non abbia lavoro,
quest'alibi incrollabile d'ogni omicidio personale
A chi ormai abbia finito di cercarlo
perché stremato dal proprio disgusto
o per solo etico, individuale atto estremo di lotta sociale
A chi non sappia ambire a produrre
più di quanto non consumare...
Ogni pensiero, speranza, nostalgia, parola
sull'uomo e la sua assenza verranno cacciate in gola
dalla società, quell'operoso consorzio di simili alleati
che si governano a vicenda, nel fiero sdegno della propria essenza,
nell'inappellabile condanna di quel pensiero, la sua oscena esistenza...
A chi non abbia ancora un ruolo,
la sola sorte di braccato sovversivo
nella clandestinità poetica del restar vivo.
E se mai un giorno, per imperdonabile candore
di figlio, invocasse dignità all'incomprensione d'un genitore,
l'avrebbe forse condannato a suo più pentito delatore.


2.12.11

L'UOMO CHE TORNERA'

Non nascerebbero versi 
senza la sofferenza
solo perché nella sua assenza
vite non potrebbero aversi.

1.12.11

LA PIU' BELLA ILLUSIONE

Fa male, dover vedere un Alain Delon
bussare da un Costanzo, per mendicare
Fa male dover rimpiangere la sua giovinezza
nelle foto da profumerie di centro commerciale
Fa male, non poter che accettare
che la Bellezza non assolva, prima di non salvare.

Lì, da quell'oltreconfine
- come sempre nella sua alterità più civile -
in cui preparava l'ultima discesa ingloriosa,
l'avranno con dovizia male informata, Monsieur Delon:
ad accoglierla non avrebbe trovato
solo un pingue, famoso giornalista
ma anche un bigio, famigerato piduista.
E non sempre, creda,
pur in questa cronica Cisalpinia
ci si rassegna a che l'un con l'altro coincida.