19.10.11

COOLIES

Nulla di più implacabile, necessario, naturale:
la gialla fame ci divorerà.
Immune ad ogni isterica filosofia,
magra d'ogni bianca ipocrisia,
della nostra sazia, inerme crudeltà
rivendica ormai la legittima eredità.
S'affretti a morire, chi libero voglia andare!

18.10.11

DUE STRADE

"Due strade trovai nel bosco e io scelsi quella meno battuta."

Nessuno di noi ha scelto alcunché. 
I più dotti o scaltri avranno forse scelto di non scegliere, 
i più ignorano d'istinto i tormenti della libertà.
Ma nati in altri tempi, luoghi, vite, costretti o accorsi alla vita
su gambe con cui percorrerle e non sole braccia con cui lastricarle
- passo a passo, giorno per giorno
due strade ben presto avrebbero reciso la maestra.
La strada lungo cui il patibolo quotidiano
è del corpo prima che della mente, per mano del lavoro manuale.
La strada lungo cui l'ergastolo quotidiano
è della mente prima che del corpo, per mano del lavoro concettuale.
Un grigio, invernale giardino d'acclimatazione marxiana
che i suoi burocrati archivieranno sotto alienazione.
Una verde, estiva riserva di caccia freudiana
che i suoi analisti insigniranno del titolo di depressione.


17.10.11

EDIPI E MADONNE
 

Chiamateli pure, ossequiosamente, seni.
Bucolicamente, mammelle.
Finanche, con il vanto del proprio cinismo
degno d'un fante della Grande Guerra, borracce.
Ma non tette, ve lo proibisco!
Disperando che imploriate per tempo
la legge morale, questa sconosciuta persino in voi,
che giunga lei a censurare il vostro analfabetismo
prima che sciupiate l'ennesima occasione

di capire qualcosa di ciò che vi spinge in vita: l'ossessione.
Ossessione, soltanto quella!
L'ossessione di quel petto gonfio
che preme nei nostri desideri o in ciò che resta, i pensieri,
come tra le nostre gambe, le nostre mascelle, le nostre budella.

Noi che troppo spesso, nello scorrer vano dell'esistenza,
persa nella ricerca dei suoi sensi più inutili che ineffabili,
ignoriamo quale dono e che condanna, Olimpo e S. Elena sia insieme
per lei, ogni nostra madonna, quella vocazione a riempirci e ancora svuotarci,
dal nostro primo pianto disperato 

all'ultimo, della stessa dignità di disperare ormai svuotato.
Quale vergogna, fierezza, onnipresenza familiare e insieme estranea 
è in ciò che voi non sapreste che pesare, palpare, maledire, adorare... 
come tette, nient'altro, ricordare.

14.10.11

ROMA

Se non più senso, c'è forse ancora consolazione
che possa cingere insieme al suo spietato, indifferente orrore:
è quella quiete stremata da morte di binario, arrivo a destinazione,
una tregua concessa alla febbre d'ogni negato altrove.

12.10.11

L'OSTINAZIONE DI UN NON AMORE

Non è raro, qui, sentire
e strette alla maniera del sud:
non più raro, per me,
che concedermi di pensare a te.
Indugiare per pochi minuti
tra quei pochi giorni
che l'un l'altra ci siamo concessi.
Ti ho amata, forse, un giorno.
O forse un giorno intero non è scampato
all'incedere lento, solenne di quell'inquietudine
da cui presto o tardi lasciarsi spingere
o trascinare altrove.
Ragionando, potrei affermare senza smentite
che quello non potè dirsi amare.
Ma, insieme, mi chiedo cosa ci fosse in quel breve giorno,
in quelle sue lunghe ore di consapevole illusione
che sopravvissuto agli anni, agli altri, a noi,
a volte ancora mi cammina accanto, sfiorandomi la spalla
senza imbarazzo né insistenza, senza lacrimosi ricatti o invadenza.
Cos'è che dà ad una e appena più stretta
quanto basta per stringere, lieve e chiara come neve,

quel poco di vita nel mio petto assopita.