Lei si congedò in fretta. Non gli dispiacque: sentiva di dover correre a masturbarsi.
Pur sapendo che quell'oblio carnale sarebbe passato rapido: più dell'ultimo sguardo lontano di lei.
E sarebbe arrivata, sarebbe tornata la solitudine. E forse, poi, anche il dolore.
Con la consapevolezza che nel dolore, nel suo dolore, non c'era purezza, non c'era redenzione.
Nel dolore c'era solo dolore.
24.12.10
I MIGLIORI GIORNI DELLA NOSTRA VITA
Erano quelli i giorni in cui
ciò che si chiamava amore,
dopo chissà quanto vagare,
forse per caso ci aveva trovato.
Erano i giorni che, ancora vivendo,
ancora nella nostra debole
estraneità alla vita,
avremmo detto i migliori.
Il meglio non da venire,
ma lì, quasi a lasciarsi toccare;
sconosciuto chiamato a dissipare
la familiare rassegnazione
di chi non ama che nel ricordare.
Erano quelli i giorni che
avremmo esitato a vivere
per timore di sciupare.
Come l'abito buono
in giorni di nuovo sole
quelle ragazze pallide,
le nostre madri ignare.
30.11.10
Tra tanti, troppi convinti che basti morire per provare di essere stati vivi, mi tolgo il cappello che ahimè non ho, per un estremo saluto a chi se n'è andato come era arrivato: sulle proprie gambe. Ciao Mario.
Mentre me leggo er solito giornale
spaparacchiato all'ombra d'un pajaro
vedo un porco e je dico: - Addio, majale!
vedo un ciuccio e je dico: - Addio, somaro!
Forse 'ste bestie nun me capiranno,
ma provo armeno la soddisfazzione
de potè di' le cose come stanno
senza paura de finì in priggione.
26.11.10
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